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La terra dei cachi
Campioni del mondo
C'era una volta il comunismo
1993
Il grande freddo
La messa è finita
L'ora di Matrix
Soldi, soldi, soldi
La noia naja
Palla prigioniera
Palli, paletti, palinsesti
Genova per noi
Capodanno col botto
La tigre di carta
Hannibal the Carneval
La calda notte dell'ispettore Prodi
Piove, governo ladro
Indietro, Savoia
la 25a ora
Specchio delle mie brame
In mezzo al Paese di mezzo
Com'è profondo il mare
Stadi chiusi e bocche aperte
La guerra di Piero
E giustizia per tutti
Sogno di una notte di mezza estate
Salvate il soldato Mastella
Ladri di verità
2008, a tuffo nel tunnel
L'ultimo spettacolo
Sunset Boulevard
Una vita extra

L'Italia e il lato B
Se la proletaria legge "Vanity Fair"
Calci in faccia
Viva Villari
E' Natale, papa Ratzinger
La mafia è una montagna di merda
Nel mezzo del cammin di nostra vita
Il mistero della Destra scomparsa

Chi non salta un razzista è
Avanti pop
Palloni (s)gonfiati

Caccia a Ottobre Rosso
No, la questione meridionale no
Fenomenologia dell'otto settembre
Un Lodo alla gola
Ode a Roberta Serdoz
New Year's Day
Puglia chiama Iowa
Good morning, Italia
And the winner is...
Squallida Chiesa in squallido Stato
In principio fu l'acqua
I due Marcelli e Ponzio Pilato
Pokerissimo
La corrida
Goodbye, Ruby Tuesday
Verrà un giorno
Costretti a vincere
2011
Il processo
Questioni di quorum
Stato di emergenza
Ce n'est qu'un début
Onda su onda
Cassandra crossing




La Terra dei cachi


Nessuno ha capito l’Italia contemporanea meglio di Indro Montanelli e di Elio, quello delle “Storie tese”. Più o meno nello stesso periodo, fecero un’analisi puntuale (Elio) e una profezia (Montanelli). “La Terra dei Cachi”, simpatica canzoncina di Sanremo, è la foto geniale (e incompresa) di un paese molle, istupidito, che digerisce tutto, ma proprio tutto. Un paese fiero della propria vuotezza, il paese di Berlusconi, che è molto più ampio dei voti che prende Forza Italia o la Casa delle Libertà, e che esisteva ben prima della famosa (presto diremo “famigerata”) discesa in campo del magico Silvio.
Un paese che Montanelli conosceva bene, e da uomo che ha vissuto tutta un’altra storia, e con un atteggiamento tipico di tutti quelli della sua generazione, quella dei Giganti, non si preoccupava più di tanto di Berlusconi , pur considerandolo una sciagura, convinto che gli italiani dovevano goderselo fino in fondo per restarne poi vaccinati, come era successo con Mussolini (e si sa, la prima volta è tragedia, la seconda è farsa).
Una parabola politica ora considerata finita, dopo soli undici anni. Tutti rimasero abbagliati dalla rapidità del suo successo (compreso chi scrive), tutti sono ormai sicuri della sua fine imminente, dopo la batosta delle regionali. E’ assai probabile che Forza Italia si dissolva con la stessa facilità con cui è nata: il vuoto resta vuoto, lo spettacolo prima o poi finisce. Ma il lato politico è solo la parte emergente, l’”epifenomeno”, come direbbero gli specialisti. E’ tutto il resto, quello che Berlusconi aveva capito prima di me e di voi, che non sparirà d’incanto, meno che mai sotto la spinta fin qui inesistente di quella cosa informe che cambia nome ogni due per tre (l’ultimo è l’Unione).
In questa rubrica, seguendo l’attualità, vogliamo fare un po’ di storia contemporanea, ricordarci di come eravamo, perché probabilmente lo saremo ancora per un po’, a prescindere dal declino elettorale di Berlusconi. Un modo, speriamo originale, di leggere gli avvenimenti degli ultimi venti, venticinque anni, che sono un po’ la memoria della generazione sommersa, quella nata negli anni Sessanta, (e di quelle successive),figlia dell’ottimismo e del primo benessere diffuso. Una “Silent Generation” che in larga parte ha come genitori gli ultimi europei che hanno vissuto la guerra (con la drammatica eccezione della Jugoslavia), e come “fratelli maggiori” (e poi di nuovo padri) gli insopportabili eroi del ’68, cioè la tanto celebrata “meglio gioventù”, quella che ci governa oggi.
La storia a partire dagli anni Ottanta, un periodo giustamente inquadrato da Montanelli come “l’Italia di Berlusconi” è una strana storia, senza grandi punti d’appoggio. Le grandi date mondiali, il famoso 1989 con il crollo del muro di Berlino, o il 2001 dell’undici settembre (con lo slogan bugiardo “il mondo non sarà più lo stesso”), non verranno prese in considerazione per il nostro Paese. Non sono significative, perché l’Italia ha continuato in gran parte a seguire un percorso tutto suo. Anzi, forse proprio nell’era della globalizzazione e della comunicazione, il paese è diventato ancora più autoreferenziale, più piegato su se stesso. La “Terra dei Cachi”, appunto.
La storia senza avvenimenti di un quarto di secolo (tesi provocatoria), parte dalla fine gloriosa della Prima repubblica, che coincide, in questa versione non ortodossa, con la sua apoteosi: la vittoria dell’Italia al mondiale del 1982. Dopo si esaminerà il nulla di questa Seconda Repubblica, appena scosso dalla cosiddetta rivoluzione di Mani Pulite, e con la breve illusione di un’Italia migliore nell’anno più positivo, il 1993, che doveva preparare la svolta e invece ha visto la più bieca restaurazione. L’attualità è strettamente legata a questa storia inesplorata, come si vedrà a partire dalla prossima puntata, che si potrebbe intitolare: “voi dov’eravate nell’estate del 1982”?
Cesare Sangalli