La Terra dei cachi
Nessuno ha capito l’Italia contemporanea meglio di Indro Montanelli
e di Elio, quello delle “Storie tese”. Più o meno
nello stesso periodo, fecero un’analisi puntuale (Elio) e una
profezia (Montanelli). “La Terra dei Cachi”, simpatica
canzoncina di Sanremo, è la foto geniale (e incompresa) di
un paese molle, istupidito, che digerisce tutto, ma proprio tutto.
Un paese fiero della propria vuotezza, il paese di Berlusconi, che
è molto più ampio dei voti che prende Forza Italia o
la Casa delle Libertà, e che esisteva ben prima della famosa
(presto diremo “famigerata”) discesa in campo del magico
Silvio.
Un paese che Montanelli conosceva bene, e da uomo che ha vissuto tutta
un’altra storia, e con un atteggiamento tipico di tutti quelli
della sua generazione, quella dei Giganti, non si preoccupava più
di tanto di Berlusconi , pur considerandolo una sciagura, convinto
che gli italiani dovevano goderselo fino in fondo per restarne poi
vaccinati, come era successo con Mussolini (e si sa, la prima volta
è tragedia, la seconda è farsa).
Una parabola politica ora considerata finita, dopo soli undici anni.
Tutti rimasero abbagliati dalla rapidità del suo successo (compreso
chi scrive), tutti sono ormai sicuri della sua fine imminente, dopo
la batosta delle regionali. E’ assai probabile che Forza Italia
si dissolva con la stessa facilità con cui è nata: il
vuoto resta vuoto, lo spettacolo prima o poi finisce. Ma il lato politico
è solo la parte emergente, l’”epifenomeno”,
come direbbero gli specialisti. E’ tutto il resto, quello che
Berlusconi aveva capito prima di me e di voi, che non sparirà
d’incanto, meno che mai sotto la spinta fin qui inesistente
di quella cosa informe che cambia nome ogni due per tre (l’ultimo
è l’Unione).
In questa rubrica, seguendo l’attualità, vogliamo fare
un po’ di storia contemporanea, ricordarci di come eravamo,
perché probabilmente lo saremo ancora per un po’, a prescindere
dal declino elettorale di Berlusconi. Un modo, speriamo originale,
di leggere gli avvenimenti degli ultimi venti, venticinque anni, che
sono un po’ la memoria della generazione sommersa, quella nata
negli anni Sessanta, (e di quelle successive),figlia dell’ottimismo
e del primo benessere diffuso. Una “Silent Generation”
che in larga parte ha come genitori gli ultimi europei che hanno vissuto
la guerra (con la drammatica eccezione della Jugoslavia), e come “fratelli
maggiori” (e poi di nuovo padri) gli insopportabili eroi del
’68, cioè la tanto celebrata “meglio gioventù”,
quella che ci governa oggi.
La storia a partire dagli anni Ottanta, un periodo giustamente inquadrato
da Montanelli come “l’Italia di Berlusconi” è
una strana storia, senza grandi punti d’appoggio. Le grandi
date mondiali, il famoso 1989 con il crollo del muro di Berlino, o
il 2001 dell’undici settembre (con lo slogan bugiardo “il
mondo non sarà più lo stesso”), non verranno prese
in considerazione per il nostro Paese. Non sono significative, perché
l’Italia ha continuato in gran parte a seguire un percorso tutto
suo. Anzi, forse proprio nell’era della globalizzazione e della
comunicazione, il paese è diventato ancora più autoreferenziale,
più piegato su se stesso. La “Terra dei Cachi”,
appunto.
La storia senza avvenimenti di un quarto di secolo (tesi provocatoria),
parte dalla fine gloriosa della Prima repubblica, che coincide, in
questa versione non ortodossa, con la sua apoteosi: la vittoria dell’Italia
al mondiale del 1982. Dopo si esaminerà il nulla di questa
Seconda Repubblica, appena scosso dalla cosiddetta rivoluzione di
Mani Pulite, e con la breve illusione di un’Italia migliore
nell’anno più positivo, il 1993, che doveva preparare
la svolta e invece ha visto la più bieca restaurazione. L’attualità
è strettamente legata a questa storia inesplorata, come si
vedrà a partire dalla prossima puntata, che si potrebbe intitolare:
“voi dov’eravate nell’estate del 1982”?
Cesare Sangalli